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Una teoria per i tributaristi

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Home Teoria della tassazione Le carenze della teoria della tassazione producono macchine da soldi e malessere
Le carenze della teoria della tassazione producono macchine da soldi e malessere PDF Stampa E-mail
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Teoria della tassazione
Scritto da Administrator   
Martedì 02 Agosto 2011 00:00

Le riflessioni sulla tassazione, come tutte quelle sulla convivenza sociale, sono semplici, però sono tante, colgono problemi simili da angolazioni in parte diverse, ciascuna magari facile da intuire, ma difficili da coordinare nel loro complesso. E la mancanza di questo coordinamento tra

 

spezzoni di politica, di settori diversi del diritto, della gestione aziendale e dell'economia generale, ha provocato il disorientamento in cui l'intera società italiana, con le confusioni di cui diciamo sempre su questo sito. Il rischio degli "apprendisti scienziati sociali" su queste premesse non è dire cose sbagliate. Ma è peggio. E' di non dire nulla, cioè di ripetere in modo paludato e disorientante quello che tutti intuiscono, cioè che le tasse servono alle spese pubbliche, che sono un segno di solidarietà, che i più deboli hanno bisogno, che i servizi pubblici sono da terzo mondo, che l'evasore è come un ladro, che quello che non pago io deve pagare qualcun altro, che nessun pasto è gratis, che la tassazione elevata deprime lo sviluppo e l'economia, che la burocrazia soffoca, che l'assistenzialismo toglie la capacità organizzativa e la voglia di rischiare, insomma tanti luoghi comuni, nè giusti nè sbagliati. Ma semplicemente ripetuti , ciascuno per proprio conto , condendoli con qualche parola difficile e un pò di sicumera, che fa tanto scienziato, ed è l'unica cosa che le scienze sociali hanno preso da quelle fisiche. In questo spappolamento di cervello fioriscono le interpretazioni più estemporanee sulla ricchezza dichiarata, mentre quella nascosta non la cerca nessuno, perchè lì bisogna "valutare". In questa confusione inestricabile chiunque sappia riflettere un pò , e non si sia ancora visto annaccquare il cervello dalla cultura dei "materiali", cerca di dare qualche spiegazione di questo disorientamento. Qualcuno dice che è colpa dei consulenti, ma i "professionisti dell'evasione" come abbiamo visto in un altro post sono verosimilmente una piccola minoranza. Perchè i problemi dei consulenti riguardano soprattutto la gestione della ricchezza palese, e dei conflitti innescati dal relativo "inferno" dei rilievi giuridico -interpretativi. Che sono ugualmente complicati anche quando sono da pochi spiccioli, quando sono da venti euro come da venti milioni. Con l'aggravante che non ci sono margini economci. Quindi è in parte sbagliato prendersela coi consulenti, come se le liti dipendessero fagli avvocati e le malattie dai medici. Però le macchine da soldi ci sono un pò come effetto del disorientamento, della tendenza a mettersi alla prova, dai "famoje causa che li stroncamo", con cui le liti altrui si trasformano in denaro per l'avvocato. Queste macchine da soldi.non sono i grandi studi legali.ne' le societa' di revisione, ma spesso fanno parte di quella accademia che avrebbe dovuto spieagare alla società...superarne le contraddizioni senza sfruttarle. Ma e' un riflesso della frammentazione della societa' che e' poi quella del sapere sociale.....ognun per se' e poi la tassazione attraverso le aziende  gira attorno a contabili e avvocati...che per loro natura non sono dei sistematizzatori sociali...sono mestieri senza slanci, che raramente dicono cose sbagliate, ma peggio non dicono nulla ..parole in libertà esteriormente attinenti, ben peggio delle convergenze parallele di Moro, e anche della supercazzola brematurata.

 

Commenti

avatar Giuseppe Gargiulo
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Caro Raffaello,
amaramente devo condividere, pur essendo un rappresentante di questi "mestieri senza slancio, che raramente dicono cose sbagliate, ma peggio non dicono nulla ..parole in libertà esteriormente attinenti, ben peggio ....della supercazzola brematurata"…..Mi domando, allora, quando questo Paese capirà che "I RICERCATORI, COME I BRAVI PROFESSIONISTI, NON CRESCONO SUGLI ALBERI" (per parafrasare il titolo di un bel recente saggio) e tornerà quindi a riflettere sulla necessità di riformare il programma degli studi universitari (ad es. io credo che un laureato, di economia o diritto, che voglia accedere al mondo delle professioni giuridiche non può laurearsi senza aver previamente frequentato e superato un corso di metodologia e storia giudica, di teoria e tecnica dell'argomentaz ione giuridica, di sociologia delle organizzazioni, di analisi economica e sociale del dato normativo e giurisprudenzia le, etc.) .
Non è, forse, che, uscendo dalla Università italiana, crediamo di essere seduti sulle spalle di giganti, e non ci accorgiamo di essere in realtà seduti sulle spalle di nani, che si credono o si fingono giganti ?

Mi sono rimaste impresse le parole di Umberto Eco ai suoi studenti alla inaugurazione dell'anno accademico, dopo la scellerata riforma universitaria del 3+2 (e della conseguente corsa al ribasso della qualità e quantità del materiale da studiare pur di laurearsi in fretta), il quale diceva:
"Se ora, come vuole la riforma, ad un esame dovete studiare cento pagine, voi studiatene trecento. Andate contro la legge. Perché alla fine della fiera ci sarà un dieci per cento di voi che avrà lavorato e sarà l´élite. Gli altri, che avranno seguito la legge, saranno dottori al parcheggio".
Ed aggiungeva: " Frequentare bene l´università vuol dire avere vent´anni di vantaggio. E´ la stessa ragione per cui saper leggere allunga la vita. Chi non legge ha solo la sua vita, che, vi assicuro, è pochissimo. Invece noi quando moriremo ci ricorderemo di aver attraversato il Rubicone con Cesare, di aver combattuto a Waterloo con Napoleone, di aver viaggiato con Gulliver e incontrato nani e giganti. Un piccolo compenso per la mancanza di immortalità"

Il problema, io credo, è che nella vita (che è fatta di "molle” biologiche ed affettive, cioè di stimoli) per potersi migliorare (anche come professionisti) si dovrebbe potere avere la fortuna di incontrare quei libri o quei maestri che allargano gli orizzonti della tau riflessione, che ti fanno vedere cose che prima non vedevi, che ti inducono a guardare oltre il tuo naso, a non perdere il senso del tuo agire (che è poi l'attenzione verso i comportamenti umani), a guardare i problemi a trecentosessant a gradi , senza asfissianti e asettici steccati disciplinari.

Se tutto questo non accade, la situazione sarà destinata a non mutare e si continuerà a scambiare il diritto con il codice ed i cavilli con i cavalli......
avatar FaGal
0
 
 
Rato il post di GG....bravo bravo....
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Ultimo aggiornamento Mercoledì 03 Agosto 2011 10:32
 

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