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Home Frodi fiscali professionisti "mazzieri dell’evasione"? Probabilmente sono pochi
professionisti "mazzieri dell’evasione"? Probabilmente sono pochi PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Sabato 02 Luglio 2011 00:00
In parecchie sedi avevo scritto che la consulenza comincia dove finisce l’evasione, intesa come occultamento della ricchezza al fisco.  Avevamo sempre detto che il commercialista, il consulente, serviva a organizzare

 

quanto l’imprenditore decideva di dichiarare, non a consigliarlo su come nascondere. Non perchè il consulente fosse un puro, ma perchè per nascondere ricchezza al fisco il cliente comune si arrangia benissimo da solo.  Gli artigiani e i commercianti  non hanno bisogno del commercialista per nascondere gli  incassi, e casomai chiedono qualche consiglio di congruità, senza certo indicare i modi in cui far sparire gli assegni dei clienti, sul conto  di quale prestanome  versarli, o come girarli ai  fornitori. Magari il consulente dà solo qualche indicazione su quanto viene con “gerico” per gli  studi di settore, oppure quanto ci si sbilancia, ai  fini del sintetico, con un cavallo da corsa o un villone a Velletri.
Rispetto alle migliaia di commercialisti che seguono piccoli artigiani e commercianti, il professionista dell’evasione non è diffuso. Il caso dello studio Mazzieri e Pambianchi, salito  agli onori delle cronache (“lo squalone”) è una eccezione, anzi è buffo che un presidente di CONFCOMMERCIO sia andato in carcere non come imprenditore, ma come professionista. Il caso non si riferisce però ad autonomi, ma ad aziende, fortemente pervase dalla figura del padrone, anxcorchè in un certo qual modo autosufficienti.
Semrba di capire si trattasse di attività tipiche del "generone romano", uscite da un film di christian de sica, tipo “simpatici e antipatici”. Aziende fortemente personalizzate e legate, anche negli affari, alla figura del padrone o dei suoi fiduciari. Ma è il titolare-palazzinaro che trova le aree edificabili , tratta col comune, con le principali controparti, poi davanti  alla parcella del consulente sbotta “ma sai quanta gente me ce compro io con quei soldi” . Sono ad esempio i  costruttori, cui si potrebbe riferire la battuta di SPQR (sempre di vanzina), ammazza senatò ce vai leggero, ma se noi damo tutti sti sordi a te, noi quanto guadagnamo? Le dimensioni padronali crescono, e hanno  un rapporto anche osmotico, ambiguo, torbido, con tante istituzioni, in un intreccio  di "relazioni sociali", di favori fatti e ricevuti, reali e potenziali, di presenzialismo istituzionale, che travalica il mondo del ristoratore, del parrucchiere o del commerciante che sta sempre “a bottega”. E’ un mondo di personaggi "veraci" che spesso possono fare favori, e vogliono riceverne, attenti alle  relazioni  sociali, in buona parte tenute in piedi a colpi di millantato credito, di ‘tenemoselo bbono, che nun se sa mai, di simpatiche facce da schiaffi, di funzionari e politici “avvicinabili” e desiderosi di essere avvicinati, in cui è normale che ci stia anche un “professionista dell’evasione”, con cui l’imprenditore si potrà consultare. Sono attività più grandi di quelle degli autonomi, ma più piccole delle aziende strutturate. Sono attività in cui prima ancora di chiedersi   “quali sono le regole?” ci si chiede “chi conosciamo in quell’ufficio?”, anzi “chi  c’avemo?”, oppure , ma quello i sordi li pija e casomai da chi? In questo gustoso brodo primordiale ci sono  anche i professionisti dell’evasione, ma sono  una minoranza; simpatica o antipatica, non importa, ma pur sempre minoranza.

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Commenti

avatar Simone Covino
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Forse per chi non è di Roma è impossibile immaginare gli intrecci trasversali del potere romano, anche e soprattutto a livello di sottobosco... le relazioni sociali a Roma sono qualcosa in cui si mischiano faccendieri, starlette, alti prelati e sottosegretari. La miglior definizione è quella di un grande giornalista di costume, Roberto d'Agostino: "Tra centro destra e centro sinistra, a roma si sceglie sempre il centro tavola", visto "che in mancanza dell'etica, si ripiega sulla cotica (!)". O tempora, o mores...
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