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Una teoria per i tributaristi

Questo sito vuol contribuire a una teoria della tassazione, conciliando quella ragionieristica attraverso le aziende con quella valutativa attraverso gli uffici. Pur cercando di essere comprensibile da tutti, parte da aspetti facilmente inquadrabili dagli operatori del settore. www.giustiziafiscale.com   si rivolge invece direttamente agli opinion makers e agli esponenti della pubblica opinione. Sull'organizzazione sociale in generale www.organizzazionesociale.com

Home Teoria della tassazione Una teoria della tassazione serve, in quale settore universitarburocratico collocarla è secondario
Una teoria della tassazione serve, in quale settore universitarburocratico collocarla è secondario PDF Stampa E-mail
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Teoria della tassazione
Scritto da Raffaello Lupi   
Lunedì 08 Agosto 2011 00:00
Fuori dalla produzione aziendal tecnologica, la stima della ricchezza ai fini tributari può svolgersi  secondo le strutture cognitive ordinarie di 

chiunque conosca un pò di economia, un pò di diritto e abbia un pò di esperienza del mondo.

Per questo una teoria della tassazione attraverso gli uffici non è stata necessaria per lungo tempo, come non era necessario teorizzare l'azione amministrativa in ciascun settore in cui essa si esplica, dall'urbanistica, all'ambiente, ai beni culturali. Bastava teorizzare l'azione amministrativa in generale.  Ma quando questa tassazione attraverso gli uffici deve coesistere con quella ragionieristica, attraverso le aziende, una teoria serve per farle stare assieme, per coordinarle, per non diventare schizofrenici. tra un autonomo, tassato a occhio dagli uffici, e un dipendente, tassato al centesimo attraverso le aziende. Serve una teoria per gestire queste differenze , che non possono essere nè ignorate nè eliminate. E per gestirle ci vuole una teoria. Quella teoria che la comunità scientifica del diritto tributario non ha costruito, non per particolari negligenze, ma perchè gli avvocati costruiscono al massimo una teoria della legislazione, non di un settore  della convivenza sociale. Non è una critica, ma gli avvocati, i "prof.avv." sono nati per gestire, nel processo, casi limite di devianza, non per interloquire con la classe dirigente e darle quella visione di insieme che oggi serve per la tassazione attraverso le aziende. L'avvocato è un rispettabile professionista, un uomo di lite, di processo, non uno studioso dei comportamenti umani applicati a un settore generale. Infatti i giuristi sono molto meno degli avvocati, fanno gli avvocati, ma non sono solo avvocati...e sono una frazione minima degli avvocati..  

Dove costruire quindi una teoria della tassazione attraverso le aziende, e del suo rapporto con la tassazione attraverso gli uffici?. Vale la pena di insistere sulla comunità scientifica dei tributaristi? Non saprei. La cultura dei materiali, della analisi della legislazione, delle sentenze, del qualcuno ha detto che e quindi ....probabilmente rimpicciolisce le menti, perchè trascura la riflessione, oppure la distorce sui dettagli, la sottrae dalla realtà della determinazione della ricchezza aifini tributari, che viene vista "attraverso quello che ha detto qualcuno".  La degenerazione del giuspositivismo nella ripetizione dei "materiali" non ha solo mortificato il buonsenso , ma il senso di giustizia, che dovrebbe essere il buonsenso tecnico dei conoscitori del settore, ed invece non viene raffinato, nella formazione del (possibile) giurista, che poi diventa in genere solo un avvocato o nel migliore dei casi un giudice. In tutto il diritto, ed in tutte le scienze sociali,  trionfa chi complica le questioni semplici. Perchè il sussiego prima di tutto "dà autorevolezza", ma la semplicità e l'enfasi danno al lettore l'illusione di sentire un discorso concreto, ma ammantato di cose arcane, Ripeto: si parte da una riflessione che l'interlocutore capisce, per poi dargli l'illusione che la sappiamo lunga. Questa complicazione delle questioni semplici, perchè altrimenti non ci si sente "scientifici" ha avuto parecchi epigoni nell'accademia del diritto tributario. Molti in buona fede, qualcuno allo scopo di guadagnarsi una cattedra da gestire come strumento di relazioni sociali. Qualcuno un pò tutt'e due, ma il punto è la mancata semplificazione di questioni complicate. Che poi sono questioni semplici intrecciate tra di loro, che vanno coordinate e organizzate.  

L'accademia del diritto tributario non è cattiva, non ha idee cattive, è composta complessivamente di persone diciamo così nella media delle classi dirigenti, dell'ingellighenzia professional culturale del paese, individualmente oneste, nella maggioranza dei casi disponibili, comunque umanamente non peggiori, e forse migliori di altre comunità scientifiche. Che però controllano la loro materia, la dominano, la padroneggiano, anche se magari hanno rapporti umani pessimi. Noi abbiamo rapporti umani nel complesso buoni, ma oggi siamo  inutili, o forse dannosi, alla spiegazione del settore della convivenza sociale che ci è toccato in sorte. A causa di inadeguatezze complessive delle scienze sociali, che trascendono il nostro settore, che però è un crocevia tra molte discipline più inquadrate, e quindi ne enfatizza i disorientamenti. 

Se ci guardiamo attorno, in altri segmenti delle scienze sociali,  troviamo un pò di sostanza settoriale, ma inutilizzabile per una cerniera di discipline coordinate in funzione dell'obiettivo di determinare la ricchezza ai fini tributari. Ragioneria, o economia aziendale, come ama chiamarsi, non sembra un punto di arrivo.  Purtroppo, nell'area amministrativo-aziendale, il lavoro ripetitivo, gli adempimenti,  rimpiccioliscono anche qui la mente, ispirati a una concretezza contabile noiosa, ma che in azienda qualcuno deve pur fare. Per superare questa noia ci si butta sulla gestione aziendale, trascurando che essa non si teorizza in astratto, sui libri,  ma cambia a seconda di cosa si produce e verso chi lo si produce. Per questo l'economia aziendale non mi sembra un luogo adatto per incardinare la teoria della tassazione attraverso le aziende.

Un luogo residuale sarebbe la scienza delle finanze, con le sue visioni di sistema , un pò astratte, un pò riduttive, ma dove la tassazione potrebbe portare un pò di concretezza. Ma quanti sono quelli che si occupano di tassazione in quel contesto? Rispetto a quelli che si occupano di allocazione degli investimenti pubblici, di infrastrutture, di sanità, di istruzione....siccome l'intervento pubblico nell'economia è un pò dappertutto, la scienza delle finanze si occupa un pò di tutto, e basta vedere il sito della "voce.info" per rendersene conto. A quanti importa ancora della tassazione, del suo approfondimento, dell'analisi di comportamenti individuali (micro) e di tutte le innumerevoli variabili che li influenzano?

Devo ancora capire bene in quale misura sociologia costituisca un luogo di incontro metodologico di tutte le scienze sociali. Ma mi pare sia nel migliore dei casi uno strumento, non un contenitore per una materia giuridica. Lo stesso discorso vale per teoria generale e filosofia, che  può essere un pò qualsiasi cosa, a seconda di quello che il singolo docente ci mette dentro. E che quindi spesso vira verso l'autoreferenzialità in modo preoccupante. Penso che dovrebbe essere vietato di occuparsi di metodologia delle scienze sociali senza dedicarsi in parallelo a un loro particolare settore. Perchè solo in questo modo si acquista un pò di concretezza, e un buon teorico deve saper essere concreto , almeno da qualche parte, per essere un buon teorico. Sennò c'è il rischio di parlarsi addosso, e non saper innescare la dialettica tra generale e particolare, tra pratica e teoria.   

 

Dopo questa carrellata viene da dire Hic manebimus ....sull'optime avrei qualche dubbio, ma l'importante non è "dove si va", ma cosa si costruisce. Qui serve una teoria della determinazione della ricchezza ai fini amministrativo tributari. Per questo punto di coagulo vanno premessi una serie di punti fermi sull'organizzazione sociale. Che sono necessari perchè la tassazione è una parte dell'organizzazione sociale, e non si può capire la tassazione senza avere una idea dell'organizzazione sociale. E' il modo migliore per superare quella sterile frammentazione che è il lato oscuro della specializzazione delle discipline umanistico socali. Poi serve un punto di coagulo di professionisti, una minoranza, ma la base è amplissima, di giudici e funzionari del fisco, di economisti, che abbiano voglia di riflettere per l'obiettivo suddetto. Se si riesce a fare questo è indifferente dove stiamo ..se vediamo che aumentano gli interlocutori validi da altre parti, o che la capacità di riflettere nella comunità scientifica del diritto tributario diminuisce ancora , forse prenderemo le nostre teorie sulla tassazione e ce le porteremo da un'altra parte. Le idee sono le stesse, al di là degli steccati burocratici dei settori scientifico disciplinari. Comunque l'accorpamento ministeriale, sia pure a livello di macrosettore e non "concorsuale" con diritto amministrativo, appare un passo avanti.

 

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Ultimo aggiornamento Lunedì 08 Agosto 2011 14:57
 

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