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Una teoria per i tributaristi

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Home Tax & Media Contenuti e comunicazione in un articolo tremontiano di vent'anni fa
Contenuti e comunicazione in un articolo tremontiano di vent'anni fa PDF Stampa E-mail
Tax & Media
Scritto da Raffaello Lupi   
Domenica 16 Dicembre 2012 12:03

Sono passati vent'anni da quando fu pubblicato sul corriere questo articolo, che comunque allego in calce, a dimostrazione di come stiamo esattamente al punto di prima sulla determinazione della ricchezza ai fini tributari, dove le aziende non arrivano. Tremonti criticava in modo intelligente un atteggiamento veterosindacale, oggi superato, anche perchè il tradizionale lavoro dipendente a tempo indeterminato ormai
sta finendo in soffitta, per la disgregazione produttiva dell'Italia. Che però, nella morsa del blocco legalistico-mediatico-burocratico sembra davvero avviarsi ad essere l'ultimo paese del socialismo reale. Si dirà che dietro il muro di Berlino non c'era libertà di parola, che però serve a poco se tutti parlano di tutto. Se tutti sono al tempo stesso primi ministri e allenatori della nazionale. Un paese può essere Bloccato, paralizzato, anche se tutti parlano, propongono idee per risolvere le crisi, prendendosela con qualcun altro. Con idee estrose, riduttive e irrealizzabili. Che tanto non hanno l'obiettivo di essere realizzate, ma di dare un momento di visibilità a chi le propone. Come del resto, nel paese degli allenatori della nazionale, importa poco che la nazionale poi vinca davvero, ma quello  che importa è farsi sentire dagli amici al bar. Far vedere che si è più intelligenti degli altri. Presenziare, esserci , per quel quarto d'ora necessario a farsi notare, ciascuno come il povero guitto shakespeariano cui fa riferimento macbeth, buttare lì qualcosa finchè i microfoni sono aperti, finchè durano le 4000 battute di un articolo sul giornale, finchè la gente è davanti al palcoscenico dove l'attore si dà da fare per il proprio  tempo, e poi avanti un altro. Anche questo brillante ar ticolo di tremonti, che coglie molti atteggiamenti veterosindacali (bella l'espressione "chi non è un dipendente non è un lavoratore pur se autonomo, ma è un deviante), va poco al di là di questo obiettivo..tuttavia si legge bene, è narcisisticamente ben riuscito, anche se serve a poco a sistematizzare i concetti....

quelle idee paleosovietiche del Fisco

un pregiudizio tipico: il lavoro puo' essere solamente dipendente. sulla minimum tax compromesso politico che mortifica tutti

 

Quelle idee paleosovietiche del Fisco Un pregiudizio tipico: il lavoro puo' essere solamente dipendente Sulla minimum tax compromesso politico che mortifica tutti - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - -

La "minimum tax" concentra al massimo livello le contraddizioni proprie del sistema fiscale e politico italiano. Il governo Amato, uno dei migliori e piu' forti governi che il Paese abbia avuto, era pero' debole in politica fiscale. Una debolezza evidente, tra l' altro, nella imposizione della cosiddetta "minimum tax". Cosiddetta "minimum tax", perche' nella legge non si chiama cosi' , ma: "contributo diretto lavorativo". L' idea di fondo e' proprio questa: che un lavoratore autonomo non possa guadagnare meno di un lavoratore dipendente. E un' idea che ha senso nel caso che l' autonomo abbia davvero un dipendente: il buonsenso porta infatti a supporre che un commerciante od un artigiano che hanno un commesso od un apprendista guadagnino almeno come il commesso o l' apprendista e non di meno. Salva beninteso la prova contraria, prova che puo' essere fornita evidenziando eventi eccezionali, di ordine personale . ad esempio una malattia . o di ordine aziendale . ad esempio un costoso investimento .. E un' idea che invece non ha alcun senso se il lavoratore autonomo non ha un dipendente: spesso egli stesso vorrebbe essere un dipendente, vorrebbe avere un posto fisso. L' Italia e' piena di commercianti e di artigiani marginali che si trovano in questa condizione. Com' e' provato dalla serie di impressionanti chiusure di attivita' causate proprio dal nuovo metodo di tassazione. L' idea del lavoro dipendente come termine necessario di riferimento rivela la rigidita' di un pregiudizio che e' tipico della cultura italiana: il lavoro o e' dipendente o non e' . Chi non e' dipendente, non e' un lavoratore pur se autonomo, ma un deviante. Un' idea paleosovietica di questo tipo non funziona dove dovrebbe funzionare e funziona dove non dovrebbe funzionare. Non funziona nell' area delle attivita' forti dove l' autonomo evasore normalmente gia' dichiara per uno (cosi' sta fuori dalla "minimum tax") ed evade per tre. Funziona invece in capo ai piccoli, che sono costretti a pagare piu' del dovuto salvo rischiare e subire una procedura fiscale odiosa, che va dal costo addizionale che si deve sostenere per il rilascio di un equivoco attestato di "poverta' fiscale", alla minaccia di sanzioni del 200%, fino alla demagogica concentrazione dei controlli sui poveracci invece che sugli evasori. Se il governo Amato era debole nella gestione degli affari fiscali questo e' ancora piu' debole, debole nel modo peggiore: debole con i forti e forte con i deboli. Invece di un "compromesso politico" come quello appena raggiunto, un compromesso che mortifica tanto la ragione dei contribuenti quanto la ragione del Fisco, si doveva e si poteva evitare. Cio' che si doveva e si poteva fare era togliere valore di prova legale contro il Fisco alla contabilita' delle imprese minori, togliere la schiavitu' di inutili adempimenti di contabilita' fiscale, rifare gli "studi di settore" per portare gli autonomi a dichiarare al Fisco imponibili conformi al senso comune. Come si scrive da almeno dieci anni sul Corriere, anche gli autonomi avrebbero accettato una politica basata sulla formula: meno oppressione, piu' pressione fiscale. E ormai questa solo una speranza per il prossimo governo.

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