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Una teoria per i tributaristi

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Home Tax & Media Sulla ricchezza nascosta sempre al punto di partenza: rapporto tavolo di lavoro
Sulla ricchezza nascosta sempre al punto di partenza: rapporto tavolo di lavoro PDF Stampa E-mail
Tax & Media
Scritto da Raffaello Lupi   
Venerdì 03 Giugno 2011 16:54

Nessuna notizia fa più notizia di una "non notizia", cioè del rilancio di circostanze note da tempo immemorabile. Ma la società deve arrangiarsi da sola, nel capire le sperequazioni provocate dalla tassazione attraverso le aziende dove le aziende mancano o i loro proprietari mentono.Cosa volete che ci dicesse l'allegato rapporto (non riesco a caricarlo) redatto da elementi della classe dirigente, come il presidente dell'istat, e altri economisti, cultori della scienza sociale, dell'economia, ma non dei tributi? Cosa potevano fare se mancano  chiavi di lettura diffuse e condivise della tassazione attraverso le aziende? Potevano solo organizzare e ripetere quello che

 sappiamo già. La favola degli onesti e dei disonesti....Non si poteva fare di meglio, ma sui contenuti del rapporto ci soffermeremo in un secondo tempo.

Quello che conferma il disorientamento sociale sul tema è il modo in cui il documento del "tavolo di lavoro" è stato ripreso dai mezzi di informazione, L'apertura è stata "oltre 2000 euro a testa di imposte evase all'anno". Siamo all'apoteosi del pollo di trilussa?. Forse i bambin che escono dall'asilo hanno 2000 euro in tasca di imposte evase? Il sole 24 ore parafrasa il rapporto senza tentarne spiegazioni, come se essere maschio o femmina, giovane o vecchio, abitante al nord o al sud, portasse ad evadere: senza rilevare nessun collegamento tra la ricchezza nascosta al fisco e le rigidità organizzative delle aziende. Nessuna riflessione critica, nessuna ricerca delle ragioni dei fenomeni evasivi. Un disorientato deserto mentale. La società cerca invano di spiegarsi da sola quello che le dovrebbe spiegare la comunità scientifica dei cultori di diritto tributario. Basta ordinare il gettito per tipologia di contribuenti a rendersi conto che attraverso poche migliaia di contribuenti di maggiori dimensioni arriva la maggior parte dei soldi..Arriva forse perchè sono  buoni? No, perchè sono amministrativamente rigidi!. Tutto qui, una dialettica tra rigidità e flessibilità, alla luce di un binomio onestà-disonestà grossomodo comune a tutto il paese. Eppure proprio sui "rigidi" sono  concentrati i controlli, con il tutoraggio fiscale, non su quello che nascondono, ma su quello che dichiarano. basta vedere la collocazione dei controlli per rendersi conto che alla diminuzione delle rigidità di impresa, e quindi all'aumento del rischio , i controlli diminuiscono. Non c'è una regia occulta in tutto questo, non c'è il grande vecchio della montagna che tira le fila, ma ci sono  una serie di comodità spontanee.  Per chi può nascondere la ricchezza al fisco, vera grande spontanea agevolazione fiscale, per i tributaristi di fascia alta, che profittano dell'inferno della ricchezza palese,  per i corrotti, per chi  vuole avere sempre una disposizione di legge che spiega cosa fare, per i demagoghi che istigano all'odio sociale con la lotta all'evasione, moderno sostituto della lotta di classe, per aggregare il consenso. Per tutti costoro, senza che neppure se ne rendano conto, la ricchezza nascosta al fisco, sotto profili diversi,  non è il problema , ma è la soluzione. Questa è una ricostruzione ipotetica, ma verosimile. Per capire quanto precede, però, non serve un Phd ad Harvard, nè un master di diritto tributario. Basta guardare dei dati e ragionare per ordine di grandezza. Che è proprio quanto i nostri studi sociali, giuridici ed economici, ci disabituano a fare.

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