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Home Tassazione societaria riporto delle perdite, sanzioni e simmetrie fiscali
riporto delle perdite, sanzioni e simmetrie fiscali PDF Stampa E-mail
Tassazione societaria
Scritto da Raffaello Lupi   
Venerdì 11 Aprile 2014 07:09

Per la sdrammatizzazione e la deprofessionalizzazione della tassazione, che questo sito si  propone, un concetto importante è quello delle "simmetrie del reddito d'impresa" , utile anche quando il maggior reddito accertato è assorbito da perdite di precedenti esercizi. Che fare in questi casi per le sanzioni? Qualcuno insisteva ad affermare che

non ci dovrebbero essere sanzioni affatto. Perchè nel primo hanno ho l'evasione , ma non ho l'imposta, nel secondo, in cui ho riportato le perdite indebitamente formate ho l'imposta, ma non l'evasione. Invece una sanzione "ci sta", perchè non fa differenza tra omettere un ricavo  in un anno in utile ed ometterlo in un anno in perdita , aumentare la perdita, poi riportata in un anno di utile. Il punto è capire quando la sanzione scatta. E si tratta dell'anno in cui la perdita viene riportata. Nel caso opposto , in cui una perdita "buona", riportata a nuovo,  viene utilizzata per azzerare un maggior reddito accertato, il controllo fiscale serve a ripristinare quanto si sarebbe verificato in assenza di violazione. Cioè un assorbimento del reddito con le perdite. Che non è un fenomeno finanziario, come intravede confusamente la cassazione, estendendo la corretta idea secondo cui la sanzione va applicata quando la maggiore imposta è compensata con crediti. IL riporto della perdita invece attiene ancora alla determinazione della ricchezza, non all'aspetto finanziario della riscossione. La preoccupazione punitiva della cassazione sarà soddisfatta quando la perdita, assorbita dal maggior reddito accertato nell'anno precedente, sarà disconosciuta negli anni successivi in cui il contribuente l'aveva utilizzata. Lì, se mai scatteranno le sanzioni. Che con la tesi della cassazione sarebbero applicate due volte. La cassazione confonde il riporto con il credito, ma evidentemente gli avvocati non erano riusciti a spiegare ne' la differenza nè quanto sopra, a proposito di punizione differita e di rischio di duplicazione. E' una conferma che la via giurisdizionale va semplicemente abbandonata, o riservata a casi limite. Riporto alcune osservazioni critiche sul sole 24 ore di oggi, che invocano una riforma legislativa di cui  non vedo la necessità ed onestamente   "eludono" il problema centrale suddetto, della differenza tra perdite e credito. Potrebbero essere lo spunto per un articolo su Dialoghi . Eccole qui

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