Area riservata

Newsletter

Nome:
E-mail:

Link

Siti amici, partners o semplicemente di interesse che vi segnaliamo. Accedi
 43 visitatori online

Una teoria per i tributaristi

Questo sito vuol contribuire a una teoria della tassazione, conciliando quella ragionieristica attraverso le aziende con quella valutativa attraverso gli uffici. Pur cercando di essere comprensibile da tutti, parte da aspetti facilmente inquadrabili dagli operatori del settore. www.giustiziafiscale.com   si rivolge invece direttamente agli opinion makers e agli esponenti della pubblica opinione. Sull'organizzazione sociale in generale www.organizzazionesociale.com

Home Tassazione internazionale Sensazionalismo mediatico e sensate precisazioni di Andrea Vasapolli"
Sensazionalismo mediatico e sensate precisazioni di Andrea Vasapolli" PDF Stampa E-mail
Tassazione internazionale
Scritto da Raffaello Lupi   
Venerdì 04 Ottobre 2013 05:07

A proposito del Caso Vasapolli, ormai l'ho chiamato così trattandosi di un professionista noto tra gli addetti ai lavori, come tale segnalato da "la stampa di Torino", merita di essere segnalato l'appassionato intervento di Andrea Vasapolli, commercialista, pubblicista nonchè fratello dell'interessato, che ci segnala la sua versione della vicenda, diversa da quella a suo tempo pubblicata dal quotidiano torinese.   

La lettera è riportata nel blog sul precedente post  e la riporto comunque qui di  seguito, è molto dignitosa e scorrevole, e probabilmente in essa c'è parecchia verità, anche se non abbiamo le informazioni per  dire quanta. L'oggetto del nostro interesse sono gli schemi di  inquadramento della ricchezza non registrata su cui, al di  là del sensazionalismo giornalistico, si stende davvero una coltre di  nebbie e di mitologie.  Su di essa lo studioso ha il dovere di fare delle ipotesi, nel senso che i discorsii sulla grande ricchezza non registrata costituiscono un leit motiv , almeno in senso simbolico, di tutte le lacerazioni  sociali in materia tributaria. La ricerca dei "grandi evasori" sembra quella della pietra filosofale. Certo, disponiamo solo  degli articoli di stampa, e devo dire di aver tenuto  sotto controllo anche successivamente la vicenda per vedere se usciva qualcosa su internet e ho trovato un articolo che conferma la faida familiare cui fa cenno Andrea Vasapolli. Appare quindi smentito il modo in cui La Stampa aveva messo giù la notizia, dando più rilievo al professionista che all'imprenditore, con la sensazione che fosse un marchingegno "chiavi in mano" preparato dai consulenti. Sia dalla lettera di Andrea Vasapolli sia dallo sviluppo  successivo pare proprio trattarsi di un episodio isolato, relativo a uno specifico cliente. Mi sembra quindi opportuno, invece di far sparire tutto e alimentare le nebbie, cancellando anche il precedente post, inserire queste precisazioni di Andrea Vasapolli, dando loro il risalto dovuto, augurandomi  che il processo vada nel senso da lui  indicato, e tutto si riduca a una questione di Transfer Price (per ulteriori informazioni raccolgo questi ritagli raccolti da internet sul giornale locale che per molti versi confermano la versione "faida familiare"). Resta una riflessione amara sul denominatore comune che innesca tante di queste vicende, costituito più dalla faida familiare che dall'attività investigativa delle istituzioni, quasi imbarazzate da questo tipo di controllo del territorio, in cui si cerca di vedere "da chi compra davvero" oppure "a chi vende davvero" chi  opera con l'estero. Uno screening di ragionevolezza sarebbe utile, anche se ci sarebbero delle responsabilità da assumersi, che evidentemente spingono a  meno imbarazzanti rilievi di diritto sull'"evasione interpretativa" (è uno dei tanti inconvenienti  dell'immobilismo indotto da una idea esagerata di "governo della legge". Riporto la lettera di Andrea Vasapolli, per poi svolgere alcune considerazioni  di chiusura. 

Egr. Prof. Lupi,
da Suo grande estimatore ho letto con profonda amarezza questo Suo blog per la superficialità con la quale ha preso per buono il contenuto di un articolo di cronaca di un quotidiano e ha attribuito ad un collega, arrivando a definirlo il "caso Vasapolli", un caso del quale palesemente nulla ha compreso, essendosi basato si di una fonte erronea e non verificata.
Mio fratello Guido è stato vittima di un clamoroso errore giudiziario, frutto di indagini condotte in maniera approssimativa e superficiale, e di un assurdo linciaggio mediatico, di cui Lei si è fatto grancassa.
Per quanto riguarda gli aspetti formali, sappia che come sempre in questi casi nessuna notizia è apparsa sui giornali per dare conto del fatto che il provvedimento emesso nei confronti di mio fratello è stato revocato, mentre l'articolo da Lei citato che in origine ha dato notizia del suo arresto (peraltro infarcito di errori e falsità) è stato pubblicato sul sito internet de La Stampa nello stesso momento in cui gli veniva notificato il provvedimento, prova evidente del fatto che al giornalista la notizia era stata data addirittura in anticipo o dall'ufficio del Pubblico Ministero o dalla Guardia di Finanza, per farsi pubblicità e in totale spregio al segreto istruttorio, ma di ciò nessuno si preoccupa.
Con riferimento al merito, mio fratello è finito vittima di una feroce guerra di divorzio tra un imprenditore, da lui assistito, e la moglie dello stesso, la quale ha denunciato il marito - amministratore di una società italiana - per presunta sottofatturazio ne nei confronti di una società monegasca, accusando mio fratello di essere l'amministratore di fatto della società italiana che vendeva i prodotti alla società monegasca.
Dopo il suo arresto mio fratello ha dato la più ampia prova di non avere mai in alcun modo svolto alcuna attività gestoria di tale società italiana né di essersi mai occupato delle vendite dei suoi prodotti, della determinazione dei loro prezzi, della gestione dei conseguenti flussi finanziari, ne in Italia ne altrove, ecc.. E' inoltre chiaramente emerso: i) che la società monegasca, ben lungi dall'essere quella che Lei ha definito un bancomat, era vera e reale, con dipendenti, agenti, magazzino, rete di vendita, ecc., e ii) che mio fratello aveva sempre fornito la propria consulenza nel pieno rispetto della normativa italiana, tra l'altro ben chiarendo che le vendite infragruppo dovevano avvenire a prezzi di mercato. Ovviamente di tutto ciò non è stata data alcuna notizia sui giornali, ai quali basta fare lo scoop iniziale.
Da ultimo, la moglie denunciante è stata infine anch'essa indagata per concorso con il marito nel presunto illecito, che ora chiaramente si presenta come una banale problematica di transfer pricing, al quale mio fratello è del tutto estraneo.
Purtroppo la sola pubblicazione della notizia del suo arresto durante la fase delle indagini ha arrecato a mio fratello, che ribadisco essere del tutto estraneo ai fatti e che è un serio e rigoroso professionista, un enorme danno reputazionale. Amareggia quindi profondamente prendere atto del fatto che una persona di grande cultura ed esperienza quale Lei è, profondo conoscitore delle problematiche tributarie e delle storture di questo Paese, si sia dimenticata del fatto che: i) una persona è innocente fino a condanna passata in giudicato e che attribuire pertanto un "caso" ad un collega sulla base di sole notizie di cronaca relative alla mera fase delle indagini non fa altro che amplificare notizie magari infondate e in ogni caso non ancora suffragate da alcuna evidenza, amplificando come in questo caso un ingiusto danno reputazionale; ii) molto, troppo spesso, le indagini della magistratura e della Guardia di Finanza vengono condotte con l'accetta e con una clamorosa superficialità.
Mi dispiace Professore, ma questo non è il caso che Lei aspettava per confortare la sua ipotesi di struttura finalizzata all'evasione, dovrà aspettare ancora. Di certo, comunque, non esiste alcun "caso Vasapolli".
Da ultimo, anche se certamente ascrivibile al suo inconfondibile (e in genere piacevole) stile di scrittore di riviste dottrinarie, la Sua affermazione secondo la quale mio fratello sarebbe  - un noto pubblicista di riviste pratiche, che davvero ha dimostrato di avere "molta pratica" - rappresenta una caduta di stile che francamente non Le fa onore.

 Con immutata stima

Andrea Vasapolli

Dopo questa bella lettera, riprendo il discorso sulla mancanza di una sede pubblicistica per discutere serenamente  dei problemi tributari che davvero spaccano il paese, per capire come stanno le cose, e in ultima analisi -come diceva Luigi Magistro, un grande direttore dell'accertamento, "chi  si è messo in tasca i soldi". Come le antiche saghe, sui giornali  si favoleggia del tesoro degli Agnelli, dell'interposizione della Merarini, del sequestro a Bulgari, ed ovviamente dell'ex presidente del consiglio. Se ne parla con tanta approssimazione, che forse  è dovuta anche al mancato avvio di una discussione sulle riviste tecniche, comprensibile però dalla cultura delle classi dirigenti. Magari sarebbe carino farci qualche riflessione ulteriore sopra. Invece di stare sempre a filosofeggiare sull'abuso del diritto e altri casi  di  evasione interpretativa , esterovestizione compresa. In questo caso verrebbe una domanda , per approfondire e capire, sull'intestatario della società controparte monegasca. Una trasparenza sulla natura di "parte correlata" ai soci della società italiana sarebbe importante per ricondurre la questione al transfer pricing, cioè all'evasione  interpretativa, almeno fino a che non si attribuiscono alla società estera funzioni economiche di  mera facciata.  Comunque grazie della lettera e speriamo che il processo si chiuda nel senso indicato da Andrea Vasapolli. 

 

Commenti

avatar Giuseppe Gargiulo
0
 
 
Ferma restando la assoluta presunzione di innocenza nei confronti dell'ottimo e stimato collega Dott. Andrea Vasapolli, ritengo che il caso offre l'occasione per svolgere alcune riflessione di carattere generale, che di seguito espongo.
1)dal punto di vista umano, facendo lo stesso lavoro del collega Dott. Andrea Vasapolli, il caso ci induce a prendere atto di quanto sia ormai incerto e rischioso l'esercizio della nostra attività professionale, in virtù della applicazione sempre più estensiva, da parte della giurisprudenza penale, del concetto di "concorso del professionista" nel reato fiscale commesso dal suo cliente/imprenditore; bisogna prendere atto che oggi non è quasi più possibile distinguere, almeno per alcune tipologie di consulenze operative (che non si limitino alla redazione di un parere su una fattispecie astratta), la attività lecita di consulenza dal concorso nella ideazione della condotta, ove questa sfoci in una evasione di imposta penalmente rilevante;
2) dal punto di vista concettuale, la vicenda consente altresì di capire e mettere a fuoco che, per difendersi da una contestazione di sovra o sotto fatturazione all’interno di operazioni infragruppo (come sub categoria concettuale di operazione parzialmente artefatta e/simulata), non è sufficiente rilevare (con un eccesso di semplicismo argomentativo) che i corrispettivi intragrupppo sono stati effettivamente pagati nella misura indicata in fattura (senza quindi alcuna simulazione, almeno in apparenza) e che quindi si tratterebbe al massimo di un caso “innocuo” di transfer pricing ; Infatti, come precisato anche dalla Cass sul caso dei diritti televisivi Berlusconi(vedi pag.. 172 e ss. Motivi relativi alla qualificazione giuridica dei fatti), nella operazioni fatte a mezzo di società interposte del medesimo gruppo, prive di una loro effettiva struttura e funzione oggettiva , “l’effettivo trasferimento dei corrispettivi, in quanto riconducibile agli stessi soggetti, non costituisce elemento di per sé idoneo per attribuire natura reale alle operazioni commerciali indicate nella contestazione”. Per capirci: se io acquisto un bena da una società del gruppo estera che vale oggettivamente 10, ma al prezzo gonfiato di 100, al solo fine di crearmi un maggior costo e senza alcuna razionalità economica sottostante, è evidente che il prezzo di 100 è e resta simulato (con l’unica precisazione che in questo caso, intervenendo l’operazione tra i medesimi soggetti economici, la società estera del gruppo, emittente la fattura gonfiata, che incassa 100 nell’esempio, tecnicamente non avrà l’esigenza di “retrocedere” all’utilizzatore della fattura gonfiata i 90 di differenza, rimanendo la relativa ricchezza comunque all’interno dello stesso soggetto economico). E’ solo nelle transazione simulate con soggetti terzi che poi il “cerchio” si deve chiudere con la materiale retrocessione del corrispettivo simulato, mentre quando il corrispettivo simulato rimane tra soggetti riconducibili allo stesso soggetto economico la retrocessione in senso tecnico del corrispettivo simulato può non esservi; lo steso vale ovviamente sul lato della sottofatturazio ne dei ricavi infragruppo. Pertanto, diciamo e prendiamo atto secondo buonafede, che per valutare se una operazione commerciale “intermedia” intercorsa fra società appartenenti al medesimo soggetto economico è simulata o meno (e se essa costituisce u mero caso di trasnfer pricing su una operazione effettiva), occorre una complessa indagine di fatto (che coinvolge l’analisi del ruolo dei soggetti intermedi, la funzione svolta e l’entità stessa della divergenza tra corrispettivo e valore medio di mercato) che non può esaurirsi nella semplice affermazione che i corrispettivi indicati in fattura ( “intragruppo” )corrispondono a quelli effettivamente pagati, altrimenti tra soggetti intragruppo sarebbe solo e sempre un semplice (ed innocuo, secondo la visione di alcuni) problema di transfer pricning.”
avatar Giuseppe Gargiulo
0
 
 
nel mio commento ho scritto, per refuso, Andrea Vasapollli; ma mi riferivo, ovviamente, al fratello Gudo Vasapolli
Per postare commenti o rispondere è necessario loggarsi.
 

Copyright © 2009 Fondazione Sudi Tributari | Tutti i diritti riservati | CF/P.IVA 97417730583

PixelProject.net - Design e Programmazione Web