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Home Tassazione internazionale Il "finto cinese" all'incontrario: leggendo sui giornali del "caso vasapolli"
Il "finto cinese" all'incontrario: leggendo sui giornali del "caso vasapolli" PDF Stampa E-mail
Tassazione internazionale
Scritto da Raffaello Lupi   
Martedì 26 Marzo 2013 09:53

Avevamo immaginato lo schema dell'interposizione di una società estera apparentemente indipendente dal lato dei costi, ipotizzando che potesse avvenire anche dal lato dei ricavi. Ebbene è bastato attendere un pò che lo schema del "finto cinese" ha fatto capolino dal lato delle operazioni attive. Banalmente, la società rigida effettua la prestazione, e poi la fattura non già al cliente finale, ma un soggetto apparentemente

indipendente, estera e riconducibile al socio, dove quest'ultimo , senza impicci gestionali, può fare tutte le porcate del mondo, cioè semplicemente usarla come bancomat. Non è difficile , se ce ne sono le  condizioni  basta un pò di fantasia, mentre le istituzioni fiscali perdono tempo con le contestazioni interpretative del tutoraggio fiscale...Ma ecco la realtà in un articolo sulla stampa di torino, che ha coinvolto un noto pubblicista di riviste pratiche, che davvero ha  dimostrato di avere "molta pratica". L'articolo è scritto molto bene, e rende l'idea di uno schema già ampiamente teorizzato su questo blog. PS nel settembre 2013 abbiamoscritto un nuovo post in tema , cui  rinviamo 

1/02/2013 - L'OPERAZIONE DELLE FIAMME GIALLE
Evasione internazionale, in manette
un commercialista e un imprenditore

Un noto professionista aveva
ideato un sistema di interposizione fittizia di società estere
Aveva ideato un sistema di interposizione fittizia di società estere per favorire l'evasione propria e di imprenditori suoi clienti. La guardia di finanza ha arrestato questa mattina un noto commercialista torinese, Guido Vasapolli, di 53 anni. In manette anche un imprenditore ottantenne, Alberto Gilli, operante nel settore della produzione di vernici e pitture di alta qualità. Sono accusati di omessa dichiarazione di redditi in Italia per 12 milioni, con una evasione d'imposta di circa 4,3 milioni.

Ingegnoso, secondo la guardia di finanza, il meccanismo messo a punto per evadere il fisco.
In pratica, le società estere di comodo acquistavano da imprese nazionali beni o servizi a prezzi inferiori a quelli reali, così che i ricavi di queste ultime risultassero inferiori a quelli effettivi per determinare un imponibile nello Stato italiano molto basso. I beni e servizi venivano poi rivenduti dalle società di comodo agli effettivi acquirenti esteri a prezzo pieno, cioè quello di fatto concordato tra le imprese italiane e il reale acquirente estero.

La differenza tra i ricavi a prezzo pieno e i costi a prezzo ribassato rimaneva in capo alla società di comodo, consentendo così la costituzione di fondi occulti all'esterno e l'evasione delle imposte in Italia. Per garantire il recupero delle imposte evase, le fiamme gialle stanno eseguendo il sequestro preventivo di beni e valori nella disponibilità del professionista e dell'imprenditore che sono stati arrestati per un importo pari a quello delle imposte evase. L'inchiesta è coordinata dal pm Emanuela Pedrotta. 

Commenti

avatar Pierluigi
0
 
 
In effetti si pensa sempre ai "costi" black list, ma nessuno pensa anche ai "ricavi" black list! E questo mi sembra proprio un caso di quelli...! Mi sembra che, anche in questi casi, l'unico indicatore utile sia il valore normale...
avatar Andrea Vasapolli
0
 
 
Egr. Prof. Lupi,
da Suo grande estimatore ho letto con profonda amarezza questo Suo blog per la superficialità con la quale ha preso per buono il contenuto di un articolo di cronaca di un quotidiano e ha attribuito ad un collega, arrivando a definirlo il "caso Vasapolli", un caso del quale palesemente nulla ha compreso, essendosi basato si di una fonte erronea e non verificata.
Mio fratello Guido è stato vittima di un clamoroso errore giudiziario, frutto di indagini condotte in maniera approssimativa e superficiale, e di un assurdo linciaggio mediatico, di cui Lei si è fatto grancassa.
Per quanto riguarda gli aspetti formali, sappia che come sempre in questi casi nessuna notizia è apparsa sui giornali per dare conto del fatto che il provvedimento emesso nei confronti di mio fratello è stato revocato, mentre l'articolo da Lei citato che in origine ha dato notizia del suo arresto (peraltro infarcito di errori e falsità) è stato pubblicato sul sito internet de La Stampa nello stesso momento in cui gli veniva notificato il provvedimento, prova evidente del fatto che al giornalista la notizia era stata data addirittura in anticipo o dall'ufficio del Pubblico Ministero o dalla Guardia di Finanza, per farsi pubblicità e in totale spregio al segreto istruttorio, ma di ciò nessuno si preoccupa.
Con riferimento al merito, mio fratello è finito vittima di una feroce guerra di divorzio tra un imprenditore, da lui assistito, e la moglie dello stesso, la quale ha denunciato il marito - amministratore di una società italiana - per presunta sottofatturazio ne nei confronti di una società monegasca, accusando mio fratello di essere l'amministrator e di fatto della società italiana che vendeva i prodotti alla società monegasca.
Dopo il suo arresto mio fratello ha dato la più ampia prova di non avere mai in alcun modo svolto alcuna attività gestoria di tale società italiana né di essersi mai occupato delle vendite dei suoi prodotti, della determinazione dei loro prezzi, della gestione dei conseguenti flussi finanziari, ne in Italia ne altrove, ecc.. E' inoltre chiaramente emerso: i) che la società monegasca, ben lungi dall'essere quella che Lei ha definito un bancomat, era vera e reale, con dipendenti, agenti, magazzino, rete di vendita, ecc., e ii) che mio fratello aveva sempre fornito la propria consulenza nel pieno rispetto della normativa italiana, tra l'altro ben chiarendo che le vendite infragruppo dovevano avvenire a prezzi di mercato. Ovviamente di tutto ciò non è stata data alcuna notizia sui giornali, ai quali basta fare lo scoop iniziale.
Da ultimo, la moglie denunciante è stata infine anch'essa indagata per concorso con il marito nel presunto illecito, che ora chiaramente si presenta come una banale problematica di transfer pricing, al quale mio fratello è del tutto estraneo.
Purtroppo la sola pubblicazione della notizia del suo arresto durante la fase delle indagini ha arrecato a mio fratello, che ribadisco essere del tutto estraneo ai fatti e che è un serio e rigoroso professionista, un enorme danno reputazionale. Amareggia quindi profondamente prendere atto del fatto che una persona di grande cultura ed esperienza quale Lei è, profondo conoscitore delle problematiche tributarie e delle storture di questo Paese, si sia dimenticata del fatto che: i) una persona è innocente fino a condanna passata in giudicato e che attribuire pertanto un "caso" ad un collega sulla base di sole notizie di cronaca relative alla mera fase delle indagini non fa altro che amplificare notizie magari infondate e in ogni caso non ancora suffragate da alcuna evidenza, amplificando come in questo caso un ingiusto danno reputazionale; ii) molto, troppo spesso, le indagini della magistratura e della Guardia di Finanza vengono condotte con l'accetta e con una clamorosa superficialità.
Mi dispiace Professore, ma questo non è il caso che Lei aspettava per confortare la sua ipotesi di struttura finalizzata all'evasione, dovrà aspettare ancora. Di certo, comunque, non esiste alcun “caso Vasapolli”.
Da ultimo, anche se certamente ascrivibile al suo inconfondibile (e in genere piacevole) stile di scrittore di riviste dottrinarie, la Sua affermazione secondo la quale mio fratello sarebbe rappresenta una caduta di stile che francamente non Le fa onore.
Con immutata stima
Andrea Vasapolli
avatar Andrea Vasapolli
0
 
 
Ripeto la parte finale del mio commento che per un qualche errore è stata tagliata:

Da ultimo, anche se certamente ascrivibile al suo inconfondibile (e in genere piacevole) stile di scrittore di riviste dottrinarie, la Sua affermazione secondo la quale mio fratello sarebbe rappresenta una caduta di stile che francamente non Le fa onore.
Con immutata stima
Andrea Vasapolli
avatar Andrea Vasapolli
0
 
 
Ripeto nuovamente la parte finale del mio commento che per un qualche errore è stata tagliata:

Da ultimo, anche se certamente ascrivibile al suo inconfondibile (e in genere piacevole) stile di scrittore di riviste dottrinarie, la Sua affermazione secondo la quale mio fratello sarebbe - un noto pubblicista di riviste pratiche, che davvero ha dimostrato di avere "molta pratica" - rappresenta una caduta di stile che francamente non Le fa onore.
Con immutata stima
Andrea Vasapolli
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