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Una teoria per i tributaristi

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Home Sanzioni falso in bilancio: un reato doppione di altri
falso in bilancio: un reato doppione di altri PDF Stampa E-mail
Sanzioni
Scritto da Raffaello Lupi   
Martedì 07 Aprile 2015 12:53

Fin dall'origine del falso in bilancio, reato di epoca fascista, nato col codice del 1942, e forse prima (devo vedere) esso indica un rapporto difficile tra l'intellighenzia italiana, educata a cultura letteriario-mitologico retorico crocian-gentiliana, ed era aziendale. Queste carenze di bagaglio  culturale attraversano

tutta la nostra società, e riguardano anche quegli esponenti del capitalismo familiare, per quanto di grandi dimensioni, che continuano a vedere le aziende come "la bottega di famiglia" e si lagnano più per loro che per la loro azienda, anche sotto il profilo del falso in bilancio. Quest'ultimo non è infatti posto in essere in via autonoma, bensì per ingannare una banca, e farsi dare credito, per ingannare i creditori, per ingannare il fisco , per ingannare i soci di minoranza, per corrompere pubblici ufficiali, con una serie di comportamenti costituenti già reato in sè. Se questi reati sono insufficientemente puniti possiamo benissimo inasprire le pene, allungare le prescrizioni, consentire strumenti investigativi più invasivi. Magari anche la tortura ed i tratti di corda stile santa inquisizione. Non è questo il punto,prima che qualcuno mi accusi di essere amico dei bancarottieri, dei corruttori, dei corrotti e degli evasori fiscali. Il problema è di logica giuridica, tipico del giurista come studioso sociale. Che bisogno c'è, in nome del rigore, di rivitalizzare un reato dormiente da quando fu introdotto, e che ha attraversato regimi politici di ogni colore, restando lì come un "oggetto  inutile". Questo  testimonia che le aziende, ed i loro documenti,  non fanno parte del bagaglio culturale italiano, anche per colpa di quei professori (economia aziendale) che avrebbero dovuto occuparsene. Facciamo un esempio tributario per mostrare come si giunga a situazioni ridicole, ipotizzando un costruttore che vende in parte "in nero" alcuni box a persone fisiche, commettendo astrattamente il reato di dichiarazione infedele, non sanzionato  per cifre inferiori alla soglia di punibilità. Se agisce come imprenditore persona fisica non commette nessun reato, ma se usa una società a responsabilità limitata di cui è socio commette reato di falso in bilancio anche sotto soglia, pur essendo franco dal reato di dichiarazione infedele. Che senso ha tutto questo? Una gigantesca sceneggiata in cui, in materia penale, la pubblica opinione italiana si conferma senza punti di riferimento e in preda al sensazionalismo. Peggio di come avviene in diritto tributario. 

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