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Una teoria per i tributaristi

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Home Occultamento ricavi Si può accertare un lavoratore indipendente perchè "tanto evadono tutti"?
Si può accertare un lavoratore indipendente perchè "tanto evadono tutti"? PDF Stampa E-mail
Occultamento ricavi
Scritto da Raffaello Lupi   
Venerdì 11 Gennaio 2013 13:44

Leggendo alcune recenti sentenze sulla ricchezza non registrata da lavoratori indipendenti operanti coi consumatori finali (il pasticcere per capirci) si leggono motivazioni stereotipe , frasi fatte, espressioni di stile, ma si capisce che, sotto sotto, la motivazione vera è un'altra, che ci può anche stare -nell'immediato- ma rischia

di essere dannosa in prospettiva, e di ostacolare la valutazione credibile  della ricchezza fiscalmente non registrata. Sono casi in cui l'ufficio tributario non ha portato ragionamenti plausibili, naturalmente presuntivi, perchè qui siamo fuori dalla tassazione ragionieristica, ma nell'area delle valutazioni e delle presunzioni, che però devono pure esserci, ma che l'ufficio non vuole fare perchè "si espone". Quindi adduce pretese irregolarità contabili, che magari non ci sono, le fa apparire come gravi e poi trova una scorciatoia dove valuta il meno possibile, e nel modo meno trasparente possibile, e quindi meno attaccabile (ricordiamoci che più ci si spiega, più si viene capiti, e più si corre il rischio di essere criticati). Invece con una bella supercazzola non si corrono rischi, si spiazza l'interlocutore con frasi solo apparentemente in tema.   Solo che, anche se l'accertamento è privo di qualsiasi idoneità a convincere, per quello che c'è scritto sopra, il giudice si rende conto che il pasticcere, l'idraulico, il fornaio, potrebbero per altri versi essersi intascati ricchezza non registrata. Anche se l'accertamento non lo dimostra con ragionamenti convincenti, anzi con ragionamenti tout court (perchè parla d'altro, girandoci attorno, in quanto teme di esplicitare le stime e di esporsi in qualcosa che non è previsto, teleguidato dalla legge), è verosimile , agli occhi del giudice, che il contribuente qualcosa abbia evaso. Allora cosa fareste "se voi foste il giudice",  come si diceva su "la settimana enigmistica...", molto più seria de "la settimana fiscale"? Beh, molti tenderebbero a confermare l'accertamento, motivando anche loro con vaghi stereotipi, e probabilmente farebbero la cosa, nell'immediato, più giusta. E forse lo farei anch'io, messo nella parte del giudice.  Tutto comprensibile, tutto spiegabile, per carità, anche perchè il giudice è una istituzione, e le istituzioni non si criticano, ma si spiegano, si analizzano. Anch'io sarei in dubbio, anzi, probabilmente come giudice farei esattamente la stessa cosa, ma come studioso sociale provo a guardare piu' lontano , sempre alla ricerca dell'interesse generale, del bene comune. Per il bene comune certamente è negativo che il pasticcere Tizio la faccia franca su una ricchezza che verosimilmente aveva avuto, ma dove l'ufficio non è riuscito a mostrare la non credibilità del dichiarato. Però c'è una cosa ancora più negativa: avere uffici tributari che non hanno il coraggio di esporsi nella valutazione della ricchezza non registrata dagli "autonomi". La collettività non ha bisogno degli spiccioli del singolo pasticcere, ma l'insieme dei pasticceri hanno bisogno di sapere che il fisco sa valutare , sia pure in modo sanamente presuntivo, l'ordine di grandezza della ricchezza. Sotto questo profilo, quindi, l'interesse generale vorrebbe che l'accertamento fosse annullato, in modo da avere domani un fisco che non ha più paura di esporsi in valutazioni alla portata di qualsiasi consumatore che va a fare la spesa.  Perchè se il fisco non si abitua a stimare, se passa l'idea che "tanto qualcosa comunque evadono", se il dichiarato è una "base d'asta" come nei vecchi accertamenti di valore immobiliare, allora i lavoratori indipendenti tenderanno a "tenersi bassi" , in massa. Se pian piano i dichiarati si alzano, e poi -nel presupposto che tanto tutti evadono qualcosa- si aumenta del dieci percento comunque, si  rischia di tassare qualcuno su ricchezza che non ha. Il che porta a non tassare altri su ricchezza che hanno, perchè induce la massa dei contribuenti in situazioni analoghe a tenersi bassi e crea sfiducia verso l'apparato fiscale; tutte le volte che tassi un euro di ricchezza che non c'è rischi  di perdere dieci euro di ricchezza che c'è, e questo vale anche quando il giudice conferma un accertamento per ricchezza che presumibilmente c'è, ma di cui il fisco non ha saputo dare una presunzione credibile, anzi non ha dato presunzioni affatto. Quindi in questi casi il danno sociale minore, se vogliamo considerare la questione a 360 gradi, è quello di annullare l'accertamento. Che spingerà i prossimi a saper gestire meglio lo strumento presuntivo, cioè a ragionare. Perchè l'amministrazione che teme di esporsi sulla valutazione della ricchezza, sia pure perchè è intrisa di deresponsabilizzante legalismo di matrice accademica, non sarà mai una buona amministrazione tributaria.

Commenti

avatar Simone Covino
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Questo ragionamento della serie "Quando torni a casa picchia tua moglie: tu non sai perché ma lei lo sa" è abbastanza sgradevole, ma come scrivi tu le istituzioni dobbiamo analizzarle, non semplicemente criticarle. E la spiegazione sta probabilmente nella ritrosia del Fisco verso le valutazioni - ritrosia che ha delle spiegazioni comprensibili, anche se non sempre giustificabili - e nella possibilità di contare sulla involontaria sponda di un giudice dotato di senso comune, ma talvolta con poca sensibilità verso le questioni tributarie e spesso con poco tempo a disposizione (anche perché in genere di mestiere fa altro).

Questa spirale si potrà interrompere solo ripensando il ruolo dell'A.F. (il principale interlocutore del contribuente) come organo valutativo e dunque "amministrativo" nel senso ampio e migliore del termine. Ma prima c'è davvero bisogno di lavorare ad una sistemazione teorica e culturale, resa ancor più disagevole in tempi di ricerca spasmodica del gettito, squilli mediatici e tanta rabbia sociale.
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