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Una teoria per i tributaristi

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Home Occultamento ricavi Grandi esattori e grandi evasori spesso coincidono
Grandi esattori e grandi evasori spesso coincidono PDF Stampa E-mail
Occultamento ricavi
Scritto da Raffaello Lupi   
Mercoledì 31 Agosto 2011 21:51

Sarebbe sbagliato paragonare le idee dell'opinione pubblica odierna sulla tassazione e "gli evasori" con quelle seicentesche della peste e degli untori. Le nostre idee, infatti,

sono molto più grossolane e confuse. E ci rinfacciamo sempre, da decenni, le stesse accuse reciproche, evasori, nullafacenti, parassiti, corrotti. Però qualcosa è cambiato, in quanto le accuse si scambiano in modo più inconcludente e astioso. Eppure basta guardare sul sito del ministero dell'economia le statistiche delle dichiarazioni IVA per capire che al massimo 40.000 aziende , tassando redditi erogati a terzi, nonchè spese per consumi effettuati presso di loro, procurano la maggior parte dei 450 miliardi di euro circa di gettito tributario statale. Gran parte di queste aziende hanno proprietà familiare, e quindi pagano iva e ritenute, compresa questa qua, già abbastanza grossa , la conceria dei fratelli Mastrotto, praticamente una multinazionale, migliaia di dipendenti etc,di cui ognuno può vedere il sito internet  implicata nelle frodi carosello di arzignano, ben note, e oggetto di questo articolo sul corriere della sera di qualche giorno fa.. Io la conosco solo dai giornali, però mi pare la classica azienda che alle centinaia di dipendenti faceva le ritenute e che, frodi carosello e nero a parte, dichiarava la maggior parte del volume d'affari..Se questi chiudono, ci sarebbe una parte di volume d'affari che si perde, perchè l'azienda si disorganizza, e tanti dipendenti perdono il lavoro. Alcuni di loro aprono piccole attività autonome , magari piccole concerie, dove la quota di nero sarebbe senza dubbio più elevata. Le dimensioni aziendali diminuiscono, il PIL scende, l'evasione sale, però noi abbiamo lo scalpo dei Mastrotto. Davvero un ottimo contributo alla crescita delle aziende italiane. Dove piccola azienda, trenta dipendenti diciamo, è bello, perchè si nasconde meglio la ricchezza al fisco. E' una conferma della sensazione che anche nei grandi gruppi, dove sicuramente si fanno ritenute e si applica l'IVA registrando quasi tutto, ci sono margini per nascondere una piccola quota al fisco a beneficio del padrone. Insomma, il capitalismo familiare italiano sente la voce del fisco attraverso la gazzetta ufficiale, ma sente anche la voce del padrone, che fa fermare la tassazione quando si tratta di lui. E' verosimile che questo scenario "nessun impiccio meno che per la quota del padrone" riguardi molte delle circa 40 mila aziende da cui arriva la maggior parte del gettito, e che io chiamo i moderni esattori del fisco. Il paradosso è quindi che, al tempo stesso, un grande esattore su certe ricchezze è anche un grande evasore di ricchezze nascoste a beneficio del padrone. UDITE UDITE SPESSO SONO I GRANDI EVASORI, CON UNA EVASIONE RELATIVAMENTE PICCOLA RISPETTO AL GIRO D'AFFATI,  CHE CHIEDONO LE IMPOSTE. Magari l'evasione in assoluto è NOTEVOLE, ma rispetto al giro d'affari è poca.

PS  Mi pare poi  , stando alla lettura delle notizie giornalistiche , che la contestazione sul monitoraggio fiscale sia quantomeno grottesca, perchè i tipi avevano messo il gruppo sotto una lussemburghese che loro possedevano attraverso un trust ...disconoscendo il trust la lussemburghese è stata loro attribuita personalmente, e quindi violazione del quadro rw...rispetto alla ratio del monitoraggio, relativo ai capitali esteri che danno un frutto,  è di un formalismo aberrante. Perchè la ricchezza restava sempre italiana...  Vedremo di approfondire con altri articoli in proposito.

Commenti

avatar Giuseppe Gargiulo
0
 
 
Anche io sono un grande sostenitore della economia privata e della libertà d’iniziativa (e nemico del burocratismo e della deresponsabiliz zazione) , ma bisogna prendere atto che, quando i sistemi di controllo fiscale fanno "acqua" e non vi sono all'interno delle aziende, che formano la stragrande maggioranza del nostro tessuto produttivo, quelle rigidità e separazioni funzionali (e conflitti di interessi) tra proprietà e amministratori che rendono le "procedure aziendali" adeguatamente affidabili, arginando la umana e comprensibile tentazione del "padrone" di occultare la propria ricchezza agli occhi del fisco (agendo sul lato dei costi fittizi o sull'occultamen to di ricavi a seconda delle possibilità del caso concreto, o con meccanismi contrattuali in bilico tra elusione e simulazione contrattuale) , le imprese sono destinate a funzionare in modo eccellente come grandi esattori di imposte per conto dello Stato in relazione alle imposte che gravano sui redditi altrui, mentre avranno sempre un grande “incentivo" ad evadere le imposte dovute sui redditi propri. La soluzione? Elaborare strategie integrate di controllo e di analisi delle posizioni dei singoli contribuenti/attività economiche che, attraverso valutazioni di dati provenienti da più banche dati informative, possano condurre ad una serena ma seria richiesta delle imposte. Bene.
Ma - mi domando - che tasso di fattibilità7appetibilità politica e sociale può avere un discorso del genere in un Paese che offre i condoni (anche a voler ipotizzare che non ci sia nulla di male in essi) e non sa poi neanche richiuedere e riscuotere le imposte da condono e/o non si preoccupa almeno di sancire legislativament e che il mancato integrale pagamento delle rate del condono è causa di decadenza da tutti i benefici del condono e riapertura e proroga di tutti i termini di indagine relativi alle annualità interessate?

Apprendo dal Sole 24 ore di Oggi che il dott. Befera ha reso noto che dei 4 miliardi del condono 2002 risultano inesigibili tra i 2,5-2,7 miliardi. Il direttore dell'Agenzia delle entrate, fa sapere, infatti, che circa 4 miliardi di incasso attesi da quel condono «circa 2,5-2,7 sono inesigibili». Befera ha spiegato che delle somme dichiarate dai contribuenti per aderire al condono e non versate «un miliardo è in procedura concorsuale e 1,5 è riferito a soggetti che hanno una marea di debiti fiscali e contributivi, praticamente sono inesigibili perché si tratta di gente fallita o sparita». Resta, invece, «oltre un miliardo all'incasso e - ha continuato Befera - sarà privilegiato l'accesso bancario».
Verrebbe da dire, come diceva Flaiano, che la situazione in Italia è grave ma non è seria!
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