Area riservata

Newsletter

Nome:
E-mail:

Link

Siti amici, partners o semplicemente di interesse che vi segnaliamo. Accedi
 56 visitatori online

Una teoria per i tributaristi

Questo sito vuol contribuire a una teoria della tassazione, conciliando quella ragionieristica attraverso le aziende con quella valutativa attraverso gli uffici. Pur cercando di essere comprensibile da tutti, parte da aspetti facilmente inquadrabili dagli operatori del settore. www.giustiziafiscale.com   si rivolge invece direttamente agli opinion makers e agli esponenti della pubblica opinione. Sull'organizzazione sociale in generale www.organizzazionesociale.com

Home Frodi fiscali Cooperative fasulle: il caso "Gesconet " al di là del sensazionalismo
Cooperative fasulle: il caso "Gesconet " al di là del sensazionalismo PDF Stampa E-mail
Scritto da Raffaello Lupi   
Mercoledì 22 Ottobre 2014 19:26

Basta cercare Gesconet su google e sui quotidiani di questi ultimi giorni per capire quale confusione esista , nella nostra pubblica opinione e nelle classi  dirigenti, sul concetto di evasione fiscale, che pure in questo caso c'era, e anche grossa. E anche ben nota, visto che gli articoli di stampa datavano sin dal 2012 sul tema. Ma che differenza c'è tra  questo caso, e quelli di mediaset, oppure di fastweb oppure di Bell, oppure di Google, non si riuscirebbe a capire

dagli articoli pubblicati al riguardo, dove troviamo un polverone di espressioni di circostanza ed altri sensazionalismi basati sulle solite espressioni fondi neri, paradisi fiscali, contabilità parallela e via enumerando. Eppure, anche dagli  stralci di atti giudiziari, riportati su alcuni  quotidiani, si capiva che l'evasione era destinata a un taglio del costo del lavoro "fatto in casa", basato cioè sul mancato pagamento di contributi e ritenute sulla manodopera, addebitata poi con iva che nessuno per di più versava. Non è un segreto l'esistenza di cooperative di comodo, messe su spesso da imprenditori della logistica, che svolgono grandi operazioni di facchinaggio per enti pubblici, istituzioni e aziende, che certamente non pagano in nero. L'organizzatore crea una società che emette regolare fattura all'istituzione cliente finale, e poi riceve una fattura passiva da queste  cooperative di comodo, in cui sono fatti confluire i lavoratori, spesso extracomunitari. Inutile dire che la cooperativa non versa nè le ritenute nè i contributi nè l'IVA , ed emette assegni a favore dei lavoratori, che magari  vanno in banca e se li cambiano, oppure vengono pagati in contanti , previo prelevamento sul conto della cooperativa. Dopodichè gli organizzatori, per non farsi mancare nulla , probabilmente prelevano qualcosa per se stessi, amici  e conoscenti, alcuni dei quali forse pure esponenti delle istituzioni  appaltanti (nel titolo del corriere "fisco e fondi neri  la lista segreta che porta ai politici" c'è un giornalismo che fa benissimo il proprio mestiere, salvo chiedersi in quale misura faccia il bene comune). Ma torniamo alla meccanica dell'evasione, col circuito della tracciabilità che si ferma insomma nelle cooperative di comodo, probabilmente più di una come si suol dire "a cannocchiale", una dietro l'altra. Spesso infatti -in queste forme di evasione da riscossione- analoghe alle notissime frodi carosello, si interpongono più soggetti filtro, in modo da creare una confusa zona di grigio tra il "bianco" ed il "nero". Spesso, dopo i controlli fiscali, le imposte vengono chieste a tutte le società che non hanno versato e hanno detratto  indebitamente l'IVA  sulle fatture dove il fornitore non aveva versato. Le imposte però sono sempre le stesse, e la moltiplicazione dei pani e dei pesci serve solo ad aumentare le scatole vuote societarie cui richiederle. Forse per questo effetto moltiplicativo le stime del danno erariale concreto sono esagerate, ed andrebbero divise per il numero delle società attraverso cui la frode è transitata. Però bisognerebbe mettere sotto controllo questi  settori ad alta intensità di lavoro, dove davvero questo abbattimento artificioso del costo della manodopera crea concorrenza sleale rispetto a chi paga contributi e ritenute. Tanto è vero che, se cerchiamo "cooperative fasulle" su google, viene fuori di tutto e di più. Anche qui ha  ragione la direttrice dell'agenzia delle entrate quando dice che l'intervento dovrebbe essere preventivo, ed abbiamo ragione anche noi quando sosteniamo, su questo sito, che  la partita IVA a chi vuole aprire una pizzeria bisogna darla in 5 minuti, ma che per dare detrazioni fiscali consistenti bisogna avere una partita IVA "rafforzata", con garanzie di credibilità economica e di serietà imprenditoriale. Perchè emettere fatture è come stampare moneta, senza bisogno delle autorizzazioni della BCE!!!

Commenti

Per postare commenti o rispondere è necessario loggarsi.
 

Copyright © 2009 Fondazione Sudi Tributari | Tutti i diritti riservati | CF/P.IVA 97417730583

PixelProject.net - Design e Programmazione Web