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Home Frodi fiscali Controlli sulle aziende ed "evasione del padrone"
Controlli sulle aziende ed "evasione del padrone" PDF Stampa E-mail
Scritto da Raffaello Lupi   
Sabato 27 Settembre 2014 14:01

Durante il convegno annuale dell'AIPDT il collega Loris Tosi mi ha ricordato che anche presso le aziende organizzate c'è evasione, dandomi modo di rispondere che

a questo fenomeno avevo dedicato gli allegati paragrafi ( 3.7 e 3.8) del mio volume di diritto tributario, ma che l'evasione, intesa come distrazione di ricchezza non registrata ai fini tributari riguarda necessariamente individui, esseri umani, non organizzazioni come l'azienda. Quest'ultima infatti è per definizione priva di bisogni personali cui destinare la ricchezza fiscalmente non registrata. Visto che l'azienda non ha figli, mogli, amanti, hobbies, e altri vizi o virtù personali, la ricchezza nascosta al fisco finisce necessariamente nelle tasche di esseri umani a contatto con l'azienda. Per questo, durante il convegno, ho precisato a Loris Tosi che "presso l'azienda" non c'è una fantomatica evasione dell'azienda, ma eventualmente quella del padrone, dopodichè conversando, Loris mi ha fatto notare i fondi neri di aziende pubbliche nel settore degli armamenti dandomi modo di ribadire che anche in quel caso i soldi erano finiti nelle tasche di "facilitatori di commesse" (corruzione) oppure dei dirigenti. Questi ultimi "mutatis mutandis" valgono esattamente come i padroni, e pure nella vecchia Enron, del grande crac americano del 2000, pare che i dirigenti non si fossero fatti mancare nulla. Tanto è vero che anche negli stati uniti si parla di Management overriding, cioè scavalcamento delle procedure contabili da parte di dirigenti infedeli. Ma l'azienda, come organizzazione e bene in un certo senso "pubblico" non c'entra e casomai è una vittima. Va bene appiattirsi sui materiali , e pretendere per ogni ragionamento una conferma da parte di qualche combinato disposto o di qualche "arresto" della suprema corte, ma pensare le aziende in termini antropomorfici è come pensare al marito della Guardia di Finanza, oppure alla moglie del "Corpo forestale" dello stato. Sono aggregazioni sociali non omoni, quindi non respirano, non mangiano, non si accoppiano, non vanno dal dottore dicendo "mi fa male qui, sarà grave?". Vogliamo immaginare che si sia qualche dirigente dell'azienda che falsifica la contabilità, esponendosi personalmente, per il mero piacere di far risparmiare le tasse all'organizzazione? Questo potrebbe anche materialmente accadere, ma lo escluderei, anche se come diceva Loris "io non conosco i miei polli"; la frase è esattissima perchè il manager in questione sarebbe veramente un pollo, salvo dovesse coprire spese inconfessabili, come le tangenti.  A parte questo io "polli" del genere, che frodano per far risparmiare l'azienda, non ne conosco e neppure riesco a immaginarli. Frodare il fisco per mettersi i soldi in tasca è molto più facile da immaginare, senza bisogno di conoscere personalmente chi lo fa, cosa che preferisco evitare, potendo tra l'altro permettermi il lusso di non assisterli professionalmente.  Però sono proprio questi soggetti ad avvantaggiarsi delle contestazioni interpretative , sull'inquadramento giuridico, orientato alla convenienza tributaria, di vicende registrate comunque in contabilità, dove senza falsificazioni o alterazioni. E qui la discussione con Loris mi ha fatto venire in mente che spesso la contestazione interpretativa sull'azienda serve a sviare i controlli fiscali sulla ricchezza non registrata dal padrone,  o dai dirigenti. Che infatti viene scoperta solo in occasione di faide aziendali, liti interne al capitalismo familiare o storie di bancarotta e corruzione. In estrema sintesi, l'organizzazione azienda, con le sue elusioni vere o presunte, è anche il diversivo per sviare i controlli fiscali dalle eventuali porcherie dei suoi padroni e dei suoi dirigenti.  Tutto questo contribuisce, presso gli uffici tributari, ad un atteggiamento secondo cui, nell'impossibilità di colpire le frodi dei padroni o dei dirigenti, ci si accanisce con le contestazioni interpretative sulle aziende. E' un aspetto del circolo secondo cui "le colpe di ciò che è nascosto ricadono sul dichiarato" , comprese aziende con una proprietà così frammentata da rendere inverosimili frodi fiscali. Ne derivano ostacoli alla crescita dimensionale delle aziende, e perdita di appetibilità dell'Italia agli occhi degli investitori esteri. Gli equivoci sull'evasione creano disoccupazione.   

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