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Una teoria per i tributaristi

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Home Economia, diritto e tributi La ricchezza da tassare ci sarebbe pure..però non si sa come prenderla
La ricchezza da tassare ci sarebbe pure..però non si sa come prenderla PDF Stampa E-mail
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Economia, diritto e tassazione
Scritto da Raffaello Lupi   
Mercoledì 17 Agosto 2011 09:13
Siamo alla disperazione, ma non è una disperazione economica, quanto una disperazione della politica, che intuisce la propria impotenza: impotenza davanti a una ricchezza da tassare, che in Italia ci sarebbe pure. Ma si tocca con mano la incapacità di individuarla con procedure sufficientemente perequate, generalizzate, sistematiche. Tassare il patrimonio di tizio o caio, come singolo, è facilissimo, ma perchè non quello di sempronio o di mevio? E per far pagare tizio caio sempronio e mevio servono procedure un minimo sistematizzate, prevedibili. Insomma serve quell'organizzazione pubblica del prelievo fiscale che è stata smantellata negli ultimi decenni, appiattendosi senza neppure saperlo sulla richiesta delle imposte attraverso le procedure amministrative aziendali. L'organizzazione pubblica della tassazione è stata smantellata per costruire un sistema in cui "si chiede alle aziende di chiedere", e non si sa dove mettere le mani quando le aziende non possono funzionare, come per la tassazione dei patrimoni, degli "autonomi", oppure dei titolari delle aziende, che tasseranno pure dipendenti e consumatori gratis, però se possono si pagano in natura, e utilizzano la loro flessibilità aziendale residua per nascondere quel pò di ricchezza utile a loro stessi. Senza che se ne possa accorgere un fisco che entra in crisi davanti a parrucchieri e elettricisti, con situazioni assolutamente non credibili. Chi volete che si accorga del cav Brambilla che dichiara trenta milioni di fatturato, fa le sue brave ritenute ai dipendenti, versa l'IVA, dichiara 400 mila euro di reddito (ma si scialiamo!!, paghiamo pure un pò di contributo di solidarietà) e se ne nasconde direttamente un paio di milioncini? Cosa facile scavalcando, per sè stesso, le procedure della propria azienda, che invece tassa spietatamente quel centinaio tra operai, impiegati e persino dirigenti,  che si irritano sempre più. Se operi con l'estero, ai clienti fatturi meno, e ai fornitori paghi di più, la differenza resta in un conto anonimo chissà dove...con cui potrai comprare case a parigi, oppure una barca , intestata a una società "di un amico", che ti porterà a spasso   a Capri, tanto basta dire che , appunto, è di un amico...chissà perchè i ricchi hanno tanti amici, e anche i politici qualche volta...basta essere discreti, non mettersi in politica, non esagerare con liti familiari e relazioni sentimentali..Dopotutto anche per una buona fetta degli organizzatori della produzione vale quello che vale per i salumieri e i carrozzieri, le tasse si pagano quando qualcuno ce le chiede.... come al solito il problema è di strutture cognitive sull'organizzazione sociale..Se l'opinione pubblica non capisce l'essenziale della tassazione attraverso le aziende, la politica non riuscirà neppure a immaginare come utilizzare al meglio le aziende nè cosa fare dove esse non arrivano...compreso il portafoglio del padrone!! Siamo ancora una delle nazioni con più attività economiche di europa, con un piccolo capitalismo familiare , magari di nicchia, ma che tira. Ci sarà forse  un giorno che arriveremo alla bancarotta, che non avremo più ricchezza da tassare, che le passività soverchieranno le attività, che le famiglie avranno ipotecato le case per comprare da mangiare, ma non è questo il giorno. E possiamo ancora evitarlo se recuperiamo la coesione , che deriva soprattutto dalla comprensione, da parte dell'opinione pubblica, di quello che le accade attorno.  

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