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Home Teoria della tassazione i referaggi e la degenerazione burocratica della scienza
i referaggi e la degenerazione burocratica della scienza PDF Stampa E-mail
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Teoria della tassazione
Scritto da Raffaello Lupi   
Mercoledì 09 Maggio 2012 07:19

Il progresso della scienza porta alla specializzazione, col rischio di sapere sempre di più di sempre di meno , fino al limite, in senso matematico, di "sapere tutto di nulla". Il problema dell'equilibrio tra specializzazione e visione di insieme è avvertito persino dalle scienze fisiche. Che attraverso il risultato empirico- pratico, la sperimentabilità esteriore, le ricadute

tecnologiche, insomma il classico test "funziona o non funziona" , ricevono gran parte della propria legittimazione sociale. Era tutto molto bello, al tempo delle scoperte clamorose, quando il telegrafo senza fili si ascoltava dall'altra parte dell'oceano, mettendo a tacere incredulità di massa o scetticismi sussiegosi e interessati degli scienziati ufficiali. Pian piano, inevitabilmente, si è rarefatta la figura dello scienziato isolato e genialoide, che passa le notti nella cantina-laboratorio, colma di alambicchi, stupendo infine il grande pubblico con scoperte clamorose. Il prodotto della ricerca è diventato "più corale", e le stesse discipline sperimentali avvertono la difficoltà di misurare la qualità della ricerca, i meriti scientifici degli studiosi, l'apporto di ciascuno a un progetto comune, e spesso il senso  stesso di questo progetto. Con la specializzazione è più difficile, già nelle scienze fisiche, il controllo sociale, che avveniva mostrando  "il fenomeno" dell'"invenzione". Figuriamoci quindi le scienze sociali, con tutti i loro complessi verso quelle fisiche. E' inevitabile che la specializzazione diventi qui un pretesto per l'autoreferenzialità, spesso basata sullo sproloquio, cioè la compiaciuta complicazione di banalità e di giudizi di valore tanto saccenti quanto grossolani. In base ai quali ciascuno può arrogarsi una patente di scientificità con sproloqui involuti e prolissi, litanie senza filo conduttore, e che proprio per questa loro indecifrabile complicazione pretendono una patente di scientificità. Insomma un bluff, o se si preferisce una metafora più diretta , un imbroglio. Diretto a conquistare cattedre, ed a spartirsi una spesa pubblica universitaria come rendita di posizione relazional-professionale, con possibili ricadute di prestigio e visibilità. Quelli che sarebbero apparsi come inconcludenti sproloqui di un individuo senza patentino accademico , vengono presi sul serio in quanto provenienti da "un professore". Le degenerazioni di  questo uso della complicazione saccente come strumento di legittimazione accademica, e della cattedra come vacuo  strumento relazionale , possono essere tenute a freno solo dalla condivisione dei contenuti. La condivisione, il controllo dei pari, è certamente opportuno nelle scienze fisiche. Ma nelle scienze sociali da una parte è possibile un controllo più esteso, e dall'altra c'è il rischio che "i pari" siano  conniventi, perchè anch'essi profeti del nulla. E' un rischio molto forte nel diritto, dove l'appiattimento  sulla legislazione  e sui materiali sta indebolendo e atrofizzando la stessa capacità di ragionare, di analizzare direttamente cosa c'è dietro "i materiali", in una parola di contestualizzarli. Con la confusione sui contenuti , e con l'abbassamento dei costi della stampa, tutti hanno potuto pubblicare qualcosa. Con un modesto esborso economico, è possibile un investimento in termini di visibilità accademica, dove lo sproloquio inconcludente viene poi messo alla base di concorsi basati sulle amicizie e gli  scambi di favori, in comunità autoreferenziali senza alcuna controllabilità esterna.

Il referaggio è un modo per recuperare contenuti, ma dipende dalla comunità. Ed è inutile se quest'ultima è  incapace di riflettere, e inquinata da una visione distorta di "ricerca" come esposizione sussiegosa e contorta di legislazione e di altri materiali. E' illusorio un referaggio di professori esteri quando  non si parla la stessa lingua, in questi contorti guazzabugli, neppure tra italiani. L'intenzione è buona, ma arriva tardi. Troppe comunità scientifiche, soprattutto nelle scienze sociali, sono  un piccolo mondo a parte, capace solo di comunicare il proprio disorientamento a una società altrettanto disorientata. Proprio per la tendenza dell'accademia a prendere qualcuna delle suggestioni banali diffuse in materia di fisco (gli onesti, i disonesti, tasse belle, tasse brutte, le manette, l'evasione di sopravvivenza, etc..) , rivestirla di sussiegosi, prolissi e contorti paludamenti, per presentare questi sproloqui  come "scienza" e sè stessi come "scienziati".

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Ultimo aggiornamento Mercoledì 09 Maggio 2012 08:18
 

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