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Home Controlli e contenzioso c'è una cosa peggiore dell'appiattimento sulla legislazione
c'è una cosa peggiore dell'appiattimento sulla legislazione PDF Stampa E-mail
Controlli e contenzioso
Scritto da Raffaello Lupi   
Lunedì 27 Maggio 2013 06:47

Ed è l'appiattimento sulla giurisprudenza. Almeno la legislazione viene fuori con intenzioni generali, ovviamente influenzate dall'immagine politico-mediatica, ma proprio per questo di ampio spettro. La giurisprudenza, invece, parte dal bisogno di chiudere una pratica, senza preoccupazioni

di formulare regole generali. Quindi nelle sentenze si fonde il desiderio di giustificare la soluzione adottata, obiettivo per il quale "tutto fa brodo", o meglio "fa motivazione", e lo  spunto per buttare lì qualche riflessione di ordine generale, togliersi qualche sassolino dalla scarpa sul piano sistematico.Inoltre, appiattire il diritto sulle decisioni dei giudici provoca frammentazioni e distrae da una visione d'insieme molto più di quanto faccia l'appiattimento sulla legislazione. Anche la legge più improvvisata e grossolana è infatti concepita in termini generali, nella consapevolezza della sua potenziale applicabilità a un numero indeterminato di casi futuri. Le sentenze, anche quando preoccupate dei propri impatti sistematici, servono sempre a risolvere un caso singolo. È fisiologico per i giudici esporre tutte le considerazioni utili a rafforzare una certa soluzione concreta, anche ad adiuvandum o ad abundantiam, a costo di sovrapporre profili concettuali diversi, e di fare ricorso a una serie di affermazioni incidentali e obiter dicta che sarebbero fuorvianti se riferiti ad altre fattispecie. Basta scorrere un po' di sentenze per comprendere quanto i giudici, per avvalorare la decisione, prendano a prestito appigli non pertinenti. Qualche volta, le sentenze sono condivisibili nella sostanza, ma imprecise per comodità, e facilità di motivazione quando i termini effettivi del problema imporrerebbero distinzioni troppo impegnative e delicate, visto il tempo disponibile per redigere la motivazione. Quindi si ripiega su giustificazioni più facili da esporre, anche se, appunto, meno pertinenti. Questi obiter dicta, se trasportati in contesti diversi, sembrerebbero accreditare soluzioni cui i giudici non hanno mai nemmen pensato. Se la legislazione non è eterna, le sentenze addirittura nascono già limitate, relative a un caso circoscritto, redatte da giudici gravati di impegni, cui non spetta costruire strutture mentali o sistematizzare concetti.
Mettere le sentenze al centro del diritto, con la stessa acritica deferenza sopra descritta per la legislazione, conduce quindi ad elucubrare su frasi incidentali, estrapolate dal contesto, da cui sorgono accostamenti, distinzioni e contrasti cui spesso il giudice non aveva nemmen pensato. Se invece si contestualizzano debitamente molte affermazioni giurisprudenziali, ci si accorge che i contrasti, tra le sentenze, sono solo apparenti, e spiegabili in relazione alle diverse circostanze del caso concreto, e del profilo preso in esame. Il disorientamento suscitato da massime apparentemente difformi e da commenti in cui si accampa un contrasto interpretativo, è dovuto in gran parte a commentatori disattenti (vedi sole 24 ore), che si aspetterebbero dalla giurisprudenza qualcosa che spetterebbe – invece – proprio ai commentatori e agli studiosi.
Si cadrebbe perciò dalla padella nella brace trasferendo sulle sentenze quell'acritica venerazione per la legge che era diffusa nelle versioni più grossolane (e purtroppo più diffuse) del giuspositivismo. Gli inconvenienti di appiattire il diritto sulla legislazione sarebberoaddirittura ingigantiti se alla legislazione si sostituissero meccanicamente le sentenze.
Non si tratta di sostituire al totem della legislazione il diverso totem delle sentenze, ma di eliminare i totem, su cui appiattirsi, a cui ridurre tutta l'esperienza giuridica. ma se proprio un totem ha da esserci meglio  un totem stabile, non uno che cambia ogni quarto d'ora. Meglio un legislatore di centinaia di commissioni tributarie che fanno un pollaio, dando sfogo alle tendenze latenti degli  italiani ad occuparsi di tutto , dalla nazionale di calcio alla lotta all'evasione. Ed è normale che i giudici si prendano il loro  quarto d'ora di visibilità. Per sentirsi importanti per un attimo come il guitto di shakespeare (a poor player that struts and frets his hour upon the stage, and then is heard no more cercatevi questa frase su google). Senza rendersi conto di aumentare solo la confusione.  

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